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Leggi elettorali, d’iniziativa popolare e referendum

La Riforma costituzionale vuole impedire al popolo di decidere, allontanandolo dall’esercizio della sovranità. Anche per questo #iovotoNO.


Le leggi elettorali, comprese quelle regionali, devono promuovere l’uguaglianza di genere nella rappresentanza. Almeno un quarto dei componenti della Camera o un terzo dei componenti del Senato hanno facoltà di chiedere alla Corte costituzionale un giudizio preventivo di legittimità prima della promulgazione di nuove leggi sull’elezione dei membri della Camera o del Senato. In prima applicazione, il giudizio preventivo potrà essere attivato anche per le leggi elettorali promulgate nella legislatura in corso all’entrata in vigore della riforma costituzionale.

Per quanto riguarda le leggi di iniziativa popolare, il numero di firme necessario per la presentazione di un disegno di legge è aumentato da 50 000 a 150 000, con una discussione e deliberazione che dovrà essere garantita secondo tempi e modi da stabilire nei regolamenti parlamentari.

Sono inoltre introdotti referendum popolari propositivi e d’indirizzo: le condizioni ed effetti saranno stabiliti con legge costituzionale; le modalità di attuazione saranno disposte con legge ordinaria.

Per quanto riguarda i referendum popolari abrogativi, se sono richiesti da almeno 800.000 elettori invece che 500.000, sono validi se solo parteciperà al voto la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni politiche; se richiesti da almeno 500 000 elettori ma meno di 800 000, o da cinque consigli regionali, rimane invariato il quorum della maggioranza degli aventi diritto.

Perché non va

L’aver innalzato da 50 a 150mila il numero delle firme per le proposte di legge d’iniziativa popolare riduce, e complica, la possibilità di partecipazione del popolo all’iniziativa legislativa.

Non solo, non è stata accolta la nostra proposta di mettere in Costituzione il termine temporale entro cui il Parlamento avrebbe esaminato queste leggi, rin- viando tale definizione ai regolamenti parlamentari e quindi con la certezza che le leggi di iniziativa popo- lare non verranno mai discusse.

Su richiesta della Lega Nord sono stati introdotti i referendum popolari propositivi e di indirizzo, ma questo strumento – già utilizzato in altri Paesi con ot- timi riscontri – è stato affossato avendo voluto il Governo introdurre l’adozione di una legge costitu- zionale per poterlo realizzare, legge costituzionale che presumibilmente non verrà mai fatta.

Condivisibile l’abbassamento del quorum per i re- ferendum abrogativi, ma inspiegabilmente collegato ad un incremento del numero di firme dei presenta- tori portato addirittura a 800mila.

Apparentemente la riforma sembra favorire le forme di democrazia diretta ma di fatto le rende più difficili se non addirittura impossibili.