Senato della Repubblica, Piazza Madama, Roma
mail@stefanoborghesi.com

Principali contenuti della Riforma

La riforma costituzionale è una bugia già a partire dal titolo. Dice una cosa nel testo e fa esattamente il contrario. Scopri la verità.


Il provvedimento – nel complesso – prevedrebbe una radicale riforma del Senato della Repubblica, la cui principale funzione diventerebbe quella di rappresentanza delle istituzioni territoriali, concor- rendo paritariamente con l’altra camera all’attività legislativa solo in determinate materie.

Il numero dei senatori verrebbe ridotto da 315 a 100 membri, i quali – eccetto i cinque nominati dal Presidente della Repubblica – saranno eletti dai Consigli regionali fra i loro stessi componenti e fra i sindaci dei propri territori, in conformità alle scelte degli elettori. La Camera dei deputati rimarrebbe quindi l’unico organo ad esercitare la funzione di indirizzo politico e di controllo sull’operato del Governo, verso il quale resterebbe titolare del rapporto di fiducia.

La riforma contempla inoltre la soppressione delle province, l’abolizione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL) e la soppressione dell’elenco delle materie di legislazione concorrente fra Stato e Regioni; sono previste anche modifiche in tema di referendum popolari, procedimento legislativo e uso della decretazione d’urgenza.

 

Perché non va

La riforma è stata imposta da un Governo non eletto dai cittadini ma nominato dal Palazzo grazie a deputati e senatori eletti nel centrodestra o in altri partiti di opposizione e che ora esprimono la fiducia al Governo Renzi, votata da parlamentari eletti con una legge elettorale poi dichiarata inco- stituzionale.

Questa riforma porterà di fatto alla dittatura dell’uomo solo al comando, con un solo partito, cui basterà vincere le elezioni anche solo di un voto per controllare tutto

Questa riforma è quindi un rischio per la nostra democrazia, in quanto prevede che sia la sola Camera a fare le leggi e votare le fiducie, Camera dove – con il combinato con la legge elettorale ‘Italicum’ – per avere la maggioranza assoluta basterà avere un solo voto in più: per fare un esempio, un partito che andasse al ballottaggio con il 20% dei voti, e che ottenesse la vittoria per un solo voto in più, avrebbe la maggioranza assoluta alla Camera e sarebbe in grado di esprimere sa solo poi il presidente della Repubblica, i giudici della Corte Costituzionale e gli organi di garanzia.

La riforma sottrae poteri ai cittadini, che saranno privati del diritto del voto diretto per eleggere i senatori.

Di più il numero delle firme per le proposte di legge di iniziativa popolare è stato addirittura triplicato; inoltre si riduce il ruolo del Parlamento e delle autonomie, in una parola si riduce la sovranità popolare.

Non solo, il combinato disposto dell’articolo 117, che prevede che la potestà legislativa dello Stato e delle Regioni debba essere esercitata nel rispetto della Costituzione nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali, con l’articolo 75, che prevede che non siano ammissibili i referendum abrogativi per le leggi di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, rende lo Stato e le Regioni succubi, e sudditi, delle decisioni prese a Bruxelles.

Si impedisce così al popolo di poter esercitare, attraverso lo strumento del referendum, la propria volontà popolare, come invece è accaduto per esempio a giugno in Gran Bretagna, dove il popolo britannico ha potuto esprimersi sulla volontà o meno di restare nella UE, o come accaduto in passato in altri Stati europei, come la Francia e l’Olanda, che una decina di anni fa hanno permesso ai loro cittadini di esprimersi su quella che sarebbe dovuta diventare la nuova Costituzione Europea, bocciata proprio dal voto contrario dei cittadini francesi e olandesi.

Inoltre questa riforma sopprime poteri e risorse di Regioni e Comuni affossando le autonomie e i territori: la riforma del 2001 aveva prodotto un ‘quasi federalismo’ senza un nuovo Senato, adesso si avrà un nuovo Senato ma senza federalismo.

Lo Stato accentratore ha già dimostrato di non funzionare. Tutta Europa va verso il regionalismo e noi invece verso il centralismo?

 

Leggi in dettaglio le principali modifiche della Riforma Costituzionale: