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Pezzulo, Interrogazione al Ministro della giustizia

Camera interrogazione

Camera interrogazione

Interrogazione a risposta scritta 4-15926 presentato da CAPARINI Davide.
Testo di Mercoledì 15 marzo 2017, seduta n. 760


CAPARINI, BORGHESI e MOLTENI. — Al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che:
William Pezzulo, 27 anni, la notte tra il 19 e il 20 settembre 2012 è stato aggredito dalla ex compagna Elena Perotti con la complicità di un amico, Dario Bertelli;
incinta al nono mese e ben decisa a dare una lezione alla vittima che non ne voleva più saperne di lei e non intendeva riconoscere il bambino, la donna, secondo l’accusa coinvolse Bertelli, con lucida premeditazione si procurò l’acido solforico da versare sul capo all’ex, malmenato e bloccato dal buttafuori;
Pezzulo ha perso l’occhio sinistro e vede meno di un decimo dal destro, senza orecchie e il corpo – viso compreso – è martoriato da frustate scure. Il liquido gli ha mangiato la pelle e parte dei muscoli. La routine della famiglia Pezzulo è scandita da esercizi riabilitativi, innesti, docce e bagni speciali. Una crociata combattuta continuando a cercare il nome di qualche luminare della medicina non ancora provato: «William è stato due mesi e mezzo in terapia intensiva a Genova e poi ha subìto 11 interventi» – racconta la madre del barista, che ha speso in cure già decine di migliaia di euro e per pagarsele ha venduto il locale – e altrettanti ne dovrà subire;
dieci anni di carcere è la sentenza in primo grado emessa il primo luglio 2013 al termine del processo in abbreviato a carico di Elena Perotti, la 23enne di Berlingo che con l’aiuto di un amico, Dario Bertelli, 44 anni, buttafuori, sfregiò William Pezzulo. I due sono stati condannati rispettivamente a 8 anni lei e 10 anni lui per lesioni gravissime premeditate;
nonostante i giudici abbiano stabilito che i suoi sfregiatori devono risarcire il Pezzulo, con oltre un milione di euro, la vittima non solo non prenderà un centesimo perché entrambi sono nullatenenti, ma dovrà anche pagarsi le spese legali, presentate dal suo avvocato: «il mio avvocato, che lavora da quattro anni, mi ha giustamente presentato la fattura, che si compone di un conto leggermente superiore ai 29 mila euro e di un’altra voce sui 2 mila – spiega Pezzulo – Noi siamo brave persone. Cercheremo di pagare prima possibile, a costo di non mangiare. Abbiamo venduto il bar di famiglia che dava lavoro a me mia madre e mia sorella. Mio padre è andato in pensione e tutto il suo trattamento di fine rapporto è servito per pagare le mie cure. Ora non abbiamo più un euro. Ed Elena Perotti, per ironia della sorte, non solo non ha fatto un giorno di carcere, ma essendo nullatenente ha diritto all’assistenza legale gratuita»;
il risarcimento dei danni subiti dalle vittime di reati violenti da parte dello Stato, nell’ipotesi in cui non sia possibile ottenerlo dall’autore del reato, è una grande lacuna dei moderni sistemi giudiziari, soprattutto di quelli dei paesi più civili ed in particolare di quello italiano;
significativa la recentissima pronuncia del tribunale di Torino, con sentenza n. 3145 del 2010, dottoressa Dotta, che ha condannato lo Stato Italiano a risarcire una donna vittima di stupro, rilevando che lo stesso non si era adeguato correttamente alla direttiva europea 2004/80/CE, di cui il decreto legislativo n. 204 del 2007 ne è solo parziale e lacunosa attuazione. Un’altra pronuncia di importanza storica che contribuisce all’affermazione dei diritti delle vittime dei reati violenti –:


Tanto premesso, si chiede:

quali iniziative il Ministro interrogato intenda assumere per garantire misure normative di equilibrio e di solidarietà sociale, come già peraltro avviene per le vittime della strada, del terrorismo, dell’usura, e le altre situazioni in cui lo Stato già appresta la sua tutela risarcitoria senza che questa venga considerata il frutto di una responsabilità oggettiva dello stesso.

Interrogazione Pezzullo

(Numero atto: 4-15926)

 

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